Signori si nasce!

 

Un pezzo di storia del teatro.

Uno spaccato di storia napoletana, ispirato ad un celeberrimo atto unico di Edoardo Scarpetta, dal titolo “Miseria nobiltà”  .

La vicenda ruota intorno ai personaggi di Felice Sciosciammocca e Pasquale Laricchia, spiantati e perennemente affamati, così come le rispettive mogli, i quali vengono assoldati dal marchesino Eugenio affinché interpretino i suoi genitori, nobili e snob, che mai si abbasserebbero a presentarsi a casa di Gaetano Semmolone, della cui figlia Gemma, ballerina la Teatro San Carlo, il marchesino è follemente innamorato. Gaetano infatti, ex cuoco arricchitosi per un’improvvisa eredità, vuole un inoltro ufficiale che suggelli pubblicamente il parentado tra la sua famiglia e quella del marchesino, altrimenti negherà il suo consenso alle nozze. E così Felice, Pasquale e le loro mogli, come dice il titolo del nostro spettacolo,  si improvvisano signori, assolutamente incapaci di farlo ma tutti conniventi tra di loro, perché è stato lor promesso che , come ricompensa di questa mascherata, avranno cibo in abbondanza. Sul più bello, però compare il marchese Ottavio, il vero padre di Eugenio, che rischia di mandare a monte la già non troppo ben riuscita messa in scena… Ma i casi della vita sveleranno anche parecchie magagne a carico del marchese che si vedrà quindi costretto a dare il suo benestare ai due giovani innamorati . Alla fine  i diritti e soprattutto la felicità di molti prevarranno, anche il marchese Ottavio si piegherà al volere della finzione, scegliendosi un ruolo scomodo, umiliante  ma che, dopo tutto, è il solo che gli può riservare qualche consolazione

Nel progetto del nostro Laboratorio Teatrale per l’a.s 2018/19 rivolto alle classi 4°A, 4°AS, 3°A, 3°B, 1°A e AS, 5°A,  il testo originale è stato integrato, modificato e rimpolpato; tale integrazione è però stata  condotta parallelamente ad  un lavoro di attenta conservazione linguistica. L’opera è infatti stata scelta nell’ambito di un percorso di analisi di conoscenza del patrimonio dialettale italiano, iniziato lo scorso anno con una revisione della Locandiera in vernacolo locale.

La recitazione è stata quindi resa più complessa anche da questo: noi ragazzi abbiamo dovuto prendere confidenza con una lingua, con termini difficili e per noi inconsueti, impossessarci di espressioni e modi di dire del tutto nuovi per noi, entrare in una città e un’atmosfera lontane ma intrise di un fascino senza tempo.

In questa delicata opera i ragazzi sono stati su più fronti: nel prezioso lavoro di costruzione delle scenografie (magistralmente coordinati dal disponibilissimo Emanuel Vaetisi, ex studente del nostro liceoi) nella sistemazione delle luci e delle musiche (per cui non ringrazieremo mai abbastanza Tommaso Parmigiani), nella sistemazione e nelle prove di costumi (realizzati artigianalmente dalla signora Teresa De Filippi).

Il percorso è stato lungo, impegnativo, molto difficoltoso ma, se i nostri sforzi non saranno stati vani, sta al gentile pubblico confermarlo o smentirlo.

Noi comunque Vi ringraziamo della Vostra presenza e a noi si unisce la Prof. Maria Cristina Morini, che ci ha accompagnato in questa ennesima avventura.